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Raffaella Tulipano

Lutto · Comunicazione interiore

IADC Therapy

Una terapia specifica per il lutto. Per chi sente di avere qualcosa di non risolto.

Cos'è

Un metodo clinico, non una seduta spiritica

IADC sta per Induced After-Death Communication. È un metodo terapeutico sviluppato dal Dr. Allan Botkin in ambito psicologico clinico, recentemente ribattezzato in Italia dal dottor Claudio Lalla come Reparative Experience-Based Grief Therapy (REGT). 

Attraverso questo metodo vengono create le condizioni in cui, in molti casi, accade qualcosa che le persone descrivono come una “vera comunicazione” con chi non c’è più.

Non è una seduta medianica. Non è una pratica spirituale travestita da terapia. È un percorso clinico, e l’obiettivo è terapeutico: chiudere ciò che è rimasto aperto. Cosa sia davvero la comunicazione che si verifica resta una domanda — clinici, ricercatori e pazienti ne discutono. Ma quel che conta, qui, è che funziona per rielaborare il lutto. Si rivela un’esperienza autentica, portatrice di un misterioso potere trasformatore. 

Per chi è

Quando ha senso provare

Come funziona

Il percorso, in quattro tempi

1

Primo incontro

Capiamo se la IADC è la via giusta per il tuo lutto. Non per tutti i lutti, non in tutti i momenti.

2

Anamnesi

Esploriamo la relazione, ciò che è rimasto in sospeso. Il lavoro di preparazione è metà del percorso.

3

Sedute IADC

Di solito 2–3 sessioni intensive, basate sul protocollo Botkin. Sono sedute lunghe, con tempi di silenzio importanti.

4

Integrazione

Accompagnamento nel ritorno alla vita di tutti i giorni. Il lutto non si “supera”: si riposiziona.

"

“Chi percorre un cammino spirituale non concepisce la morte fisica come la fine di tutto, bensì come un passaggio, una trasformazione della coscienza umana che continua ad evolversi in altri piani di esistenza invisibili agli occhi fisici.”

— Hermelinda, l'Anima non muore mai

Domande frequenti

Prima di prenotare

È davvero scientifico?

Sì. È un metodo sviluppato in ambito clinico (Botkin, anni ’90), studiato e pubblicato in letteratura. Parte da una tecnica psicoterapica consolidata (EMDR). Cosa sia la comunicazione che a volte si verifica resta una domanda aperta; quello che è chiaro è l’effetto terapeutico sul lutto.

Devo crederci per fare il percorso?

No. Anche persone profondamente scettiche hanno avuto esperienze utili. Il metodo non chiede una credenza, chiede solo apertura. Molti arrivano con uno scetticismo profondo e ne escono cambiati.

È adatto a un lutto recente?

Spesso sì, ma non sempre subito. Nei primissimi mesi a volte serve prima un lavoro di base, di stabilizzazione. Lo capiamo nel primo incontro.

Funziona anche per lutti complessi — suicidio, lutti perinatali, violenze?

Sì, sono casi per cui la IADC è particolarmente indicata. Ma servono cautela e gradualità: in alcuni casi il percorso è più lungo.

Quanto dura il percorso complessivo?

Variabile. Spesso 4–6 incontri in totale, dall’anamnesi all’integrazione. Per lutti complessi può servire di più.

È una pratica spirituale o terapeutica?

Terapeutica, senza ambiguità. Se quello che cerchi è un medium o una pratica spirituale, la IADC non è quello. Se quello che cerchi è uno spazio clinico per elaborare un lutto, sì.

Iniziamo

Il primo passo è una conversazione

Un’ora per capire da dove parti e se la IADC è la via che ha senso per te. Senza impegno.