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Raffaella Tulipano

Esplorazione · Memoria dell'anima

Ipnosi regressiva, oltre il tempo

Un viaggio nella memoria profonda — non per credere, ma per capire.

Cos'è

Un metodo, non una credenza

Ci sono molti livelli del sé, perché siamo fondamentalmente esseri che vivono in più dimensioni e non siamo affatto bloccati al livello corpo-mente. Ciò che viviamo nel mondo ordinario non è altro che un piccolo frammento della totalità del nostro essere.

Come ha scoperto il medico psichiatra Brian Weiss, in stati di ipnosi profonda è possibile che emergano ricordi non connessi alla propria vita attuale.

E’ possibile quindi recuperare ricordi di altre vite, oltrepassando le barriere mentali della coscienza ordinaria, per poter attingere a contenuti che tendono ad influenzare la vita contingente del soggetto, causando determinati disturbi e sintomi. Portare alla luce determinati ricordi potrebbe rivelarsi determinante per il superamento di blocchi.

La terapia delle vite passate è rivolta a persone che hanno voglia di crescere e di andare oltre i limiti della loro situazione psicologica contingente, guardando se stessi con onestà, pronti ad affrontare un cambiamento che potrebbe influire sul proprio comportamento, sugli schemi di relazione con gli altri e, in particolare, sulla loro consapevolezza.

Spesso attraverso l’ipnosi regressiva le persone scoprono talenti nascosti, che si erano manifestati in vite passate ma che erano rimasti latenti nel corso della vita attuale. Si possono quindi scoprire risorse di forze, capacità e creatività.
La rievocazione delle vite passate è catartica, purifica l’anima, conferisce un nuovo equilibrio, una nuova maturità spirituale e soprattutto consapevolezza del proprio valore.

La terapia di regressione alle vite passate non pretende di sostituirsi alle terapie mediche convenzionali, soprattutto se ci sono patologie fisiche ormai conclamate.

Se vuoi approfondire lo sfondo teorico prima di provare, è il tema centrale del mio libro L’Anima Non Muore Mai.

Per chi è

Quando ha senso provare

La regressione può aprire molto se arrivi qui con una di queste sensazioni:

Come funziona

Il percorso, in quattro tempi

1

Primo incontro

Capiamo cosa cerchi, da dove parti, se la regressione è davvero lo strumento giusto per la tua domanda.

2

Preparazione

Anamnesi specifica e tecniche di rilassamento. Arrivare alla sessione “pronti” fa una grande differenza.

3

Sessione di regressione

Una singola seduta lunga (90–120 minuti): induzione, esplorazione guidata, ancoraggio dell’esperienza.

4

Integrazione

Un incontro di follow-up per riportare ciò che è emerso dentro la tua vita di tutti i giorni.

"

Non ricordi una vita per crederci.
La ricordi per riconoscere te stesso.

— Raffaella

Domande frequenti

Prima di prenotare

Devo "credere" alle vite passate per fare una regressione?

No. Funziona anche per chi parte profondamente scettico. Quello che conta è l’apertura, non la fede. Tante persone che hanno cominciato per curiosità sono uscite dalla sessione con un’esperienza che le ha sorprese.

Ricorderò tutto, dopo?

Sì, di solito sì. L’esperienza resta vivida — non è come un sogno che svanisce. A volte registriamo la seduta per permetterti di riascoltarla nei giorni successivi.

È sicuro?

Sì, perché lavoro con un protocollo clinico. Non si fa regressione con persone in fase acuta di disagio psicologico: in quel caso si fa altro prima. Lo verifichiamo nel primo incontro.

Quante sedute servono?

Dipende dalla domanda con cui arrivi. A volte una singola sessione apre tutto ciò che serviva aprire. A volte si fanno cicli di 2-3 sessioni per esplorare temi diversi.

E se durante la sessione non "vedo" nulla?

Può succedere, ed è raro. In quel caso la seduta produce comunque informazioni utili — sul perché qualcosa resiste — e a volte basta una seconda sessione per aprirsi.

Iniziamo

Il primo passo è una conversazione

Un’ora per capire da dove parti, cosa cerchi, se la regressione è la via giusta. Senza impegno.